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Giustizia, risorse inadeguate per il comparto. Bonafede… voto: zero

Il ministro Bonafede ritiene idonee e sufficienti le risorse aggiuntive assegnate al comparto Giustizia, nel Fondo per il rilancio degli investimenti istituito con legge di bilancio 2018, pari a complessivi 650 milioni di euro negli anni 2019/2033. In commissione, abbiamo chiesto spiegazioni sul perché solamente l’1,5% del totale complessivo, pari a 42.700,00 milioni di euro, sia stato assegnato al Ministero della Giustizia.

Non comprendiamo con quali risorse il ministro Bonafede intenda attuare quella epocale riforma della Giustizia di cui tanto millanta. Gli investimenti strutturali, il rinnovamento dei contratti, i finanziamenti per le assunzioni, il potenziamento del processo telematico, la razionalizzazione dei riti nel processo civile e, in generale, le riforme del settore non si fanno a costo zero.

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Via libera della Camera alla legge di riforma dell’assegno divorzile, fondamentale il contributo di Forza Italia

Ieri pomeriggio l’aula della Camera ha approvato la proposta di legge di riforma dell’assegno divorzile. Nessun voto contrario, 386 i voti favorevoli e 19 gli astenuti.

Fondamentale il contributo di Forza Italia: accolti, infatti, nel corso dell’esame in aula tre emendamenti, a mia prima firma, migliorativi del testo all’esame.

Ispirato al favor libertatis è l’emendamento che ha introdotto la possibilità di ottenere, in sede giudiziale ed a richiesta di parte, che il Presidente riservi di riferire immediatamente al collegio per la pronuncia della sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Questa anticipazione è volta a definire con maggiore sollecitudine lo status della coppia in conflitto tanto che è precisato che “Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all’art. 10”; il giudice dovrà, cioè, ordinare all’ufficiale di stato civile di procedere alle prescritte iscrizioni nei registri di stato civile.

Senza una tale anticipazione, la richiesta sullo status formalizzata da uno dei coniugi si trasformava in uno strumento nelle mani dell’altro coniuge il quale, non avendo interesse alla rapida definizione del giudizio, ostacolava la controparte così ritardando la decisione, al fine di ricavarne maggiori vantaggi economici.

La novella impedirà di poter procrastinare a tempo indeterminato il momento della recisione del vincolo coniugale, che si traduceva – nei fatti – in un ostacolo alla costituzione di una nuova famiglia in violazione di un diritto fondamentale dell’individuo ricompreso tra quelli riconosciuti dalla CEDU (Art. 12) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Art. 9).

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